[n.01]
Inauguro qui una rubrichina cinematografica dove consiglierò - in modo per lo più casuale - tre film tra quelli che ho amato di più.
Le uniche regole che seguirò nella scelta dei tre titoli: consiglierò solo film da me valutati come grandi o grandissimi, saranno anteriori agli anni '90 (con particolare predilezione per i film più vecchi) e saranno di tre registi differenti.
Ogni film verrà presentato con un breve commento pescato tra le mie recensioni di nientepopcorn.That's all, folks! Buona visione.
Non mi faccio troppi scrupoli, lo definirei uno dei film più belli di Hollywood.
Di una bellezza oceanica, che unisce l’avventura al linguaggio
marinaresco, la marzialità britannica al fascino esotico dell’idillio
tahitiano. C’è la salsedine e la fatica, la frusta e il grog, l’amicizia
e la rigida gerarchia imposta a bordo di una His Majesty Ship.
C’è una fotografia che galvanizza ogni nuance di grigio perla, grigio
plumbeo, bianco spuma, nero notturno. Mai come in questo film i colori
sembrano urlare maestosi dietro al bianco e nero di Arthur Edeson.

Il regista è Frank Lloyd, oggi forse sconosciuto ai più, che condusse questa pellicola ad un meritatissimo Oscar.
Ladri di biciclette, 1948
Il neorealismo di De Sica dipinge la Roma del dopoguerra con tratti
vivaci e grezzi, pescando tra la gente e non negli actor's studios,
eppure senza perdere un grammo di classe. "Il mio scopo è rintracciare
il drammatico nelle situazioni quotidiane, il meraviglioso della piccola
cronaca, anzi, della piccolissima cronaca", disse il regista di Sora.
E
proprio di piccolissima cronaca tratta questo bellissimo ritratto di
popolino romanaccio, fatto di furtarelli e trattorie, messe dei poveri e
monte dei pegni. Come tristemente spesso accade, anche solo un piccolissimo
fatterello di cronaca rischia di rovinare una vita intera.
Nosferatu, il Principe della notte (Nosferatu: Phantom der Nacht, 1979)
Una straziante opera gotica, un canto notturno ricco d'atmosfera che
dalle impervie montagne di Varna approda alle austere guglie di Wismar.
Il Nosferatu di Herzog è pura poesia, inserirlo nel minestrone degli
horror sarebbe un insulto alla sua bellezza; come il vampiro Dracula, è
una pellicola condannata all'eternità, che soffre la luce e si nutre del
pallore virgineo di spettatori non ancora inquinati dalle esplosioni
emostatiche del trash contemporaneo. Klaus Kinski è un Principe della
Notte inarrivabile, forse nemmeno il suo antesignano Max Schreck riuscì a
toccare questo livello espressivo ed artistico.
Molto bravi Ganz e la stupenda
giovane Adjani, che riesce a trasmettere carica erotica perfino nel suo
concedersi alla morte per dissanguamento. La regia di Herzog è ispirata
ed emozionante, le inquadrature serotine della Transilvania sono gemme
di malinconia. La cosa più terrificante del film? Per me, il tappeto di
ratti nella banchina del porto. Argh!
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